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Clienti di Zona

Passaparola o Google: cosa conta di più per una ditta della casa?

Di Federico, fondatore di Clienti di ZonaPubblicato il Lettura: 4 minuti

In breve

Nel nostro conteggio 148 artigiani su 177 dicono che il grosso del lavoro arriva dal passaparola, e 126 su 177 dicono di avere poco o niente su Google (modulo di 177 artigiani, dal 4 agosto al 1° settembre 2026). È un nostro conteggio, non una ricerca di mercato. I due canali possono sostenersi: chi riceve un nome da un vicino può cercarlo su Google prima di chiamare.

La domanda «passaparola o Google» mette i due canali uno contro l'altro. Per una ditta della casa possono invece sostenersi a vicenda, e vale la pena capire come.

Il passaparola conta ancora per una ditta della casa?

Sì. Nel nostro conteggio 148 artigiani su 177 dicono che il grosso del lavoro arriva dal passaparola.

Questo è un nostro conteggio sulle risposte di 177 artigiani della casa a un modulo, compilato dopo una nostra pubblicità su Facebook o Instagram, dal 4 agosto al 1° settembre 2026. Non è una ricerca di mercato: chi risponde a una pubblicità che parla di lavoro può essere diverso dalla media. Il passaparola resta un canale forte, perché un nome fatto da chi si fida arriva con la fiducia già dentro.

Cosa può succedere dopo il consiglio del vicino?

Chi riceve il nome di una ditta da un vicino può cercarlo su Google prima di chiamare, e trovare una scheda vuota.

Pensa al consiglio: un vicino fa il tuo nome a chi ha un problema in casa. Chi riceve quel nome può prendere il telefono e cercarlo su Google, per trovare il numero, vedere le foto, capire se copri la zona. Se la scheda c'è ed è completa, chiama. Se non esce niente, o esce una scheda vuota con un orario sbagliato, può restare un dubbio.

Una scheda vuota non toglie solo i contatti che arrivano da Google. Può spegnere anche una parte del passaparola, proprio all'ultimo passaggio, quando la fiducia c'era già.

Google può diventare passaparola?

Sì. Chi trova una ditta su Google, se si trova bene, può consigliarla a sua volta a chi conosce.

Funziona anche al contrario. Una persona che non ti conosce ti trova su Google, legge le recensioni di gente della zona, ti chiama. Fai il lavoro come sempre. Più avanti può essere lei a fare il tuo nome a un parente o a un collega. I due canali non sono rivali: uno può alimentare l'altro, in tutte e due le direzioni.

Perché le recensioni sono il ponte fra i due?

Le recensioni sono passaparola scritto: restano sulla scheda e parlano anche a chi non conosce i tuoi clienti.

Le recensioni funzionano come passaparola che resta scritto: parlano anche a chi non conosce nessuno dei tuoi clienti. Nella sua guida Google scrive: «Le attività con informazioni complete e accurate hanno maggiori probabilità di essere visualizzate nei risultati di ricerca locale».

Sulle recensioni Google scrive: «Più numerose saranno le recensioni e le valutazioni positive, migliore sarà il posizionamento nei risultati di ricerca locale di un'attività». Vanno chieste a tutti i clienti, senza filtri: le norme di Maps mettono fra le cose non consentite ai commercianti «sollecitare selettivamente recensioni positive da parte dei clienti».

Come controllare la propria scheda senza spendere?

La scheda Google è gratuita e si controlla in pochi minuti dal telefono. Bastano pochi passaggi per riempirla bene.

  1. Cerca il nome della tua ditta su Google dal telefono, come farebbe chi ha ricevuto il consiglio: guarda cosa esce, con occhi onesti.
  2. Prendi in mano la scheda: deve essere intestata a te, con la tua mail, non a un vecchio fornitore o a un'agenzia.
  3. Scrivi il mestiere, le zone coperte, gli orari veri e il numero giusto, così chi cerca trova subito quello che serve.
  4. Metti foto vere dei lavori finiti, così chi arriva dal passaparola riconosce la ditta di cui parlava il vicino.
  5. Chiedi la recensione a tutti i clienti a fine lavoro, senza sceglierli e senza farsele scrivere.
  6. Rispondi in fretta a chi chiama: il passaparola porta la chiamata, ma se squilla a vuoto il contatto può finire alla ditta dopo.

Domande frequenti

Il passaparola è ancora utile se ho poco su Google?

Sì. Nel nostro conteggio 126 artigiani su 177 dicono di avere poco o niente su Google, ed è un dato che dichiarano loro, non una misura fatta da noi. Il passaparola resta forte, ma una scheda completa può aiutare chi riceve il tuo nome a ritrovarti.

Quanto costa aprire la scheda Google?

La scheda, chiamata anche Profilo dell'attività su Google, è gratuita. Google scrive che «non è possibile richiedere o acquistare un posizionamento migliore nei risultati di ricerca locale su Google»: la cura della scheda dipende da te e non si compra.

Posso chiedere la recensione solo ai clienti contenti?

No. Le norme di Maps mettono fra le cose non consentite «sollecitare selettivamente recensioni positive da parte dei clienti». La recensione si chiede a tutti i clienti a fine lavoro, senza filtri e senza farsele scrivere.

Google decide da solo cosa mostrare?

I criteri sono pubblici. Google scrive che «I risultati di ricerca locale si basano principalmente su pertinenza, distanza e popolarità». Tenere la scheda completa e aggiornata rientra in quello che puoi curare tu.

Fonti

  1. Google, «Migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca locale su Google»: support.google.com/business/answer/7091 (consultata il 12 ottobre 2026).
  2. Google, «Norme sui contenuti di Maps: contenuti vietati e con limitazioni»: support.google.com/contributionpolicy/answer/7400114 (consultata il 12 ottobre 2026).
  3. Clienti di Zona, dati interni (nostri conteggi, non ricerche di mercato): le risposte di 177 artigiani della casa al nostro modulo, compilato dopo una nostra pubblicità su Facebook o Instagram, una sola risposta per domanda (dal 4 agosto al 1° settembre 2026).

Come lavoriamo: questo articolo è stato preparato con l'aiuto di strumenti di intelligenza artificiale e controllato da una persona della redazione prima della pubblicazione.

Vuoi vedere cosa trova chi cerca il tuo mestiere nella tua zona? Nel video ti facciamo vedere come lavoriamo.

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